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Castagna del Vulcano di Roccamonfina

Castagne

Agli inizi del 400 il francescano San Bernardino da Siena, accompagnato da San Giacomo della Marca, si recò in pellegrinaggio nel Casertano, e più precisamente nei pressi di Roccamonfina, per rendere omaggio alla Madonna dei Lattani. Arrivato a destinazione il frate pensò di edificare nella zona un convento e, per conoscere la volontà di Dio in merito al suo proposito, provò a piantare in terra il proprio bastone di castagno secco che subito germogliò.

Un’antica leggenda spiega così le origini della castanicoltura nell’area del Vulcano di Roccamonfina e del Monte Santa Croce, dove quell’albero plurisecolare della varietà Tempestiva ancora sarebbe in vita e dove da lungo tempo il castagno rappresenta una risorsa fondamentale sotto l’aspetto non solo economico ma anche sociale ed ambientale. Testimonianze certe sulla coltivazione di questa specie nel comprensorio risalgono comunque al 1800 e si tratta di alcuni libri mastri di aziende di Conca della Campania in cui si parla della vendita di “tempestive”. L’Igp (sono in corso di perfezionamento gli studi preliminari per la presentazione della richiesta di riconoscimento) abbraccia nove comuni dell’Alto Casertano, nella fascia compresa fra i fiumi Garigliano e Volturno. Qui l’ampio cratere del Vulcano di Roccamonfina garantisce una produzione di notevole pregio: i terreni circostanti infatti, essendo particolarmente fertili e ricchi dei principali elementi minerali, conferiscono al prodotto caratteristiche qualitative eccezionali. Il resto lo fa la felice esposizione che determina un prezioso anticipo nella maturazione dei frutti. Le principali varietà coltivate nella zona sono la Tempestiva, la Napoletana, la Paccuta e la Lucida, che da sole o consociate valorizzano e caratterizzano le diverse contrade rurali, da Roccamonfina a Conca, da Marzano a Teano. La Tempestiva o Primitiva o Precoce di Roccamonfina è la cultivar più diffusa negli impianti della zona. Grazie anche alle condizioni ottimali offerte dalla giacitura e dalla natura dei terreni, la maturazione inizia nei primissimi giorni di settembre e termina dopo circa una ventina di giorni.

Trattandosi di una delle varietà più precoci d’Italia, apre di fatto la campagna di commercializzazione delle castagne e viene destinata in particolare alla produzione delle caldarroste, uno sbocco che le permette di godere solitamente di un buon andamento dei prezzi. I frutti sono di medie dimensioni e la forma è quella tipica della castagna, con una faccia piana e l’altra convessa, il pericarpo è di colore marrone bruno-scuro con strie poco evidenti, la polpa consistente, il sapore dolce. La Napoletana o Riccia, seconda per superfici coltivate dopo la Tempestiva, matura dall’inizio della terza decade di settembre alla prima di ottobre ed è considerata un’ottima varietà per le caratteristiche di pregio del frutto, di forma molto regolare e pezzatura media. A sua volta la Paccuta o Paccona, coltivata soprattutto nel teanese, presenta frutti grossi, di forma molto regolare a maturazione medio precoce, mentre la Lucida o Lucente, scarsamente diffusa ma presente in tutta l’area, è caratterizzata da frutti belli e regolari, di pezzatura media, non molto dolci.

Negli ultimi anni, grazie al favorevole trend di mercato, la Castagna del Vulcano di Roccamonfina ha visto aumentare le superfici coltivate, con un conseguente incremento della produzione che dai circa 14.000 q.li del 1990 ha superato i 20.000 q.li (si tratta grossomodo del 50% dell’intero raccolto provinciale) , di cui in genere una metà è destinata, in proporzioni più o meno uguali, alle industrie di trasformazione e al consumo fresco mentre l’altra metà prende la via dell’export.

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