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‘A mort’ ‘e Surriento (la morte di Sorrento)

‘A mort’ ‘e Surriento (la morte di Sorrento) al giorno d’oggi è un modo di dire popolare, si dice sembri la morte di Sorrento, di una persona alta, smunta, magra.

Questo modo di dire, trae origine da una tradizione molto sentita in passato, la morte di Sorrento faceva parte dei festeggiamenti conclusivi del Carnevale.

Il Carnevale in Campania iniziava il giorno di Sant’Antuono (17 gennaio) e finiva il martedì grasso, che ricordava di salutare, di levare la carne (carnevale), per poi iniziare la Quaresima, quaranta giorni di astinenza e di purificazione in preparazione alla Pasqua.

Nel 1799, i francesi per paura di rivolte contro il loro governo, vietarono ‘la morte di Sorrento’.

A memoria di quest’antica usanza ci resta un articolo del 1883 di Gaetano Canzano Avarna, per la rivista ottocentesca ‘Giovanbattista Basile’.

Vi riportiamo le parole dell’autore:

“…Fino agli ultimi anni del secolo scorso, serbavasi, in una rimessa dell’antico palazzo Mastrogiudice , un gigantesco scheletro, di legno e cartone, armato della sua falce, rappresentante la Morte, e serviva al seguente uso. Per antica costumanza si eseguiva dai popolani di Sorrento una specie di commedia Atellana. Si personificavano il Carnevale e la Quaresima.
Un grosso fantoccio fornito di enorme ventraia, circondato di tutti i cibi più succolenti, fra i quali dominavano tutti i prodotti del porco, sdraiato su di un carro, rappresentava Carnevale.
Una vecchia lunga lunga, scarna, lurida, avendo all’intorno salacche, baccalà, legumi e tutti gli altri emblemi delmagro, assisa su un altro carro, era seguito sempre da popolo, stavolta vestito quasi a lutto con canti di chiesa e dal tono più serioso e, «volgendo alla rocca la chioma … », rappresentava Quaresima. Muoveva Carnevale da Sorrento e si avviava verso la porta (abbattuta nel 1863), in atto di uscire, mentre che Quaresima dal lato del Borgo, dirigevasi alla medesima porta, in atto di entrare in città. Proprio allo squillare della mezzanotte dovevano incontrarsi, Carnevale e Quaresima, sotto la suddetta porta. Intanto, sotto l’arco della medesima, tenevasi truce, immobile il gigantesco scheletro rappresentante la Morte, e allo giungere di Carnevale, rotava la sua inesorabile falce e ne mieteva la vita. Qui urli, fischi, schiamazzi. La plebe si scagliava furente sull’ucciso Carnevale, ne dilaniava le membra, e finiva la baldoria con un gran falò, a cui erano dannati i resti dell’estinto Carnevale, mentre Quaresima entrava trionfando in città. Finita la scena, la Morte veniva gelosamente custodita, per servire allo stesso ufficio ogni anno.
Accorrevano a questo spettacolo, non solo tutti i sorrentini, ma moltissimi dei contadini vicini; sicché la Morte di Sorrento divenne proverbiale, ed ogni persona molto lunga, molto scarna, era paragonata alla morte di Sorrento. Mi assicurano che un tale Cav. Delle Noci, altissimo, spolpato, morto verso il 1846, per la sua figura, nel suo vivente, ebbe il soprannome di morte di Sorrento. La descritta usanza si tenne in vigore fino al 1799. Alla venuta dei Francesi fu abolita o proibita, sia per progredita civiltà, sia per quel sospetto, in cui, i nuovi governi, tengono le riunioni notturne. …”

Note:
Palazzo Mastrogiudice era in via Padre Reginaldo Giuliani in Sorrento.
Il carro rappresentante il Carnevale partiva da lì, attraversava via San Cesareo, per arrivare a Largo di Castello, odierna Piazza Tasso.
Il carro rappresentante la Quaresima partiva invece dal Borgo, corso Italia lato piazza Lauro.

Fonte: G.Canzano Avarna ‘Leggende popolari sorrentine’

In foto: Largo di Castello, Articolo di Gaetano Canzano Avarna

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