Nocciola di Giffoni

Nocciole

In Campania le nocciole abitano da sempre, tanto che questa regione viene ritenuta il luogo di più antica coltivazione del nocciolo in Italia. Lo stesso antico nome del nocciolo, “avellano”, deriva dall’antichissima città di Abella (oggi Avella) in provincia di Avellino. A partire dal III secolo a.C. numerosi scrittori e poeti latini, da Catone a Virgilio a Plinto, ne attestano la presenza in terra campana e negli scavi di Ercolano esiste un affresco parietale, a tinte vivaci, dove sono raffigurate nocciole. Bisogna però attendere il Medioevo per avere notizie certe sulla nocciolicoltura specializzata in Campania.

Fino alla metà del secolo scorso, poi, dal porto di Napoli venivano esportate nocciole in Francia e in Olanda e tale era l’importanza di questo prodotto, nell’antico Regno napoletano, che dalla fine del Seicento esistevano uffici speciali per la misurazione dei frutti secchi. Nelle valli dell’Imo e nei Picentini, in provincia di Salerno, nasce e cresce da tempo immemorabile una delle varietà italiane più pregiate, la Nocciola Tonda di Giffoni, che grazie alle sue eccellenti prerogative si è conquistata nel 1997 il meritato riconoscimento dell’Igp. Già verso la fine del Settecento Vincenzo De Caro, storico salernitano, riferendosi alla sua terra d’origine, il Giffonese, scriveva: “l’albero della nocella è a tutti noto che alligna meravigliosamente nella maggior parte del nostro demanio”. Un felice incontro, dunque, che ha dato vita ad una nocciola straordinaria per le caratteristiche, morfologiche e organolettiche, dei frutti. Si tratta, in pratica, di una nocciola che riassume in sé tutti i requisiti migliori di un prodotto da destinare alla trasformazione industriale, specialmente per la forma e la pelabilità. La Tonda di Giffoni ha forma arrotondata, con calibro non inferiore ai 18 millimetri, ed il guscio, di medio spessore, ha colore marrone chiaro con striature più scure.

Quel che più conta, il seme sgusciato si presenta rotondeggiante, con polpa bianca, consistente e aromatica, pellicola interna facilmente staccabile, sapore molto gradito dal consumatore. Inoltre resiste bene alla tostatura e garantisce prodotti (pasta, granella, nocciole intere) di ottima qualità, impiegati principalmente per produzioni dolciarie di alto livello e per questo molto richiesti dall’industria del settore. La Nocciola di Giffoni è ancor oggi diffusa soprattutto nella sua zona d’origine, la Valle dell’Imo e i Monti Picentini appunto, dove sono situati i 12 comuni interessati alla Igp. Viene coltivata su una superficie pari a circa 3.000 ettari, che ogni anno torniscono mediamente 70.000 quintali di nocciole (circa il 10% della produzione nazionale), che maturano fra la seconda e la terza decade di agosto, con una produzione vendibile che si attesta intorno ai 7 milioni di euro. La particolare redditività di questa nocciola ne fa una coltura ideale per lo sfruttamento delle modeste risorse della collina. Solo un 10% della produzione di Nocciola di Giffoni è assorbito dal consumo diretto. Tutto il resto, come detto, viene fagocitato dall’industria dolciaria e impiegato nella preparazione di un vasto repertorio di prodotti ai quali la nocciola conferisce non solo aroma e sapore, ma anche un grande apporto energetico. Così oltre a costituire, insieme al cioccolato, un ingrediente fondamentale di torroni, gianduiotti, cioccolatini, croccanti, le nostre golose nocciole sono utilizzate, intere, in polvere o in pasta, per farciture, biscotti, torte e pasticcini.

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