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La Confraternita della Purificazione di Maria di Piano di Sorrento

Partendo dal centro di Piano di Sorrento ed avviandosi verso la collina (seguendo la provinciale per S. Liborio) si incontra una magnifica Chiesa (il vecchio Parroco si vantava che fosse l’unica con l’entrata non rivolta verso la Cattedrale Arcivescovile di Sorrento) con una miracolosa statua della Madonna (incoronata per decreto del Capitolo Vaticano il 25/9/1981): è la Chiesa di S. Maria di Galatea in Mortora.

Adiacente (anzi in questi giorni, per i lavori di restauro sta fungendo da parrocchiale in sostituzione) c’è la Cappella della Confraternita della Purificazione di Maria, ricca di stucchi e decorazioni.

I precedenti storici ci obbligano ad una precisazione: la Confraternita fondata con motu proprio da Mons. Giulio Pavesi, uno dei più attivi Arcivescovi della Diocesi sorrentina (1558-1571), in data 10 dicembre 1566 sorse con il titolo del SS.mo Sacramento».

Infatti fra gli scopi principali del pio sodalizio c’era il compito di mantenere accesa la lampada al SS. Sacramento, comprandone anche le cere, e di accompagnare il viatico agli ammalati; ogni prima domenica del mese, vestiti di sacco bianco, i confratelli portavano in processione il SS. Sacramento al mattino e la Vergine nel pomeriggio.

Ovviamente, come tutte le congregazioni dell’ epoca, accompagnavano i morti alla sepoltura.

Successivamente(1663) fu mutata l’intitolazione in quella attuale di «Purificazione di Maria Santissima», ricevendone l’assenso regio da Ferdinando IV di Borbone il 1777.

Il popolo di Mortora (una frazione essenzialmente agricola e quindi laboriosa e semplice) ha sempre avuto un vivo sentimento di fede ed un operoso attaccamento alla pietà, che ne ha fatto il pilastro portante della Parrocchia.

Nello Statuto della Confraternita si legge che lo scopo sociale, oltre quello di suffragare i morti, è quello di cooperare nella vita parrocchiale, specie alle feste per l’incremento del culto pubblico!

Forse da queste premesse nacque il proposito di realizzare le processioni durante la Settimana Santa e, durante gli anni, questi riti hanno avuto programmi e date diverse.

Inizialmente le processioni erano due, poi fu ridotta ad una sola, oggi (da qualche decennio) sono nuovamente due.

Quando si dovette scegliere fra la processione vespertina del Giovedì Santo e quella serale del Venerdì, fu preferita quest’ultima.

Tutti i confratelli partecipano indossando il tradizionale saio che, secondo lo Statuto, «è composto di una veste bianca di lino o canapa che copre tutta la persona fin sopra le scarpe, un cingolo bianco per cingere i fianchi; per tale occasione si usa poi, fra le due mozzette previste, quella per le funzioni solenni».

La Processione (ci riferiamo a quella del Venerdì sera) percorre le vecchie stradine della frazione e quelle più larghe del nuovo sviluppo edilizio che ha subito la zona, esprimendo ovunque il dolore, la fede e la partecipazione di un popolo alla Passione ed alla Morte di Gesù.

Mentre gli incappucciati portano i simboli del martirio di Cristo e le fiaccole che, palpitando al vento, oltre ad illuminare il cammino creano una toccante atmosfera di suggestione e di emozione, le statue del Cristo Morto e dell’ Addolorata sono portate a spalla da giovani, in abiti civili scuri e guanti bianchi (quasi simboleggiando l’unione dei cittadini alla confraternita nel ricordare la Passione di Cristo).

Ma la parte più interessante e diversificante di questa processione (che ne costituisce anche un elemento di attrazione) e l’inserimento di alcuni personaggi in costumi d’ epoca uniti in tre gruppi distinti.

Il primo è rappresentato da una squadra di soldati romani, in bellissime e preziose armature, con elmi, mantelli ed armi a simboleggiare quei legionari che accompagnarono Gesù al Calvario e dal Golgota al Sepolcro.

Il secondo, segue la statua del Cristo, e rappresenta, sempre negli abiti dell’ epoca, particolarmente studiati e predisposti, tre personaggi della Passione: Giovanni (l’apostolo prediletto), Giuseppe d’ Arimatea (che mise a disposizione il suo sepolcro per raccogliere il corpo del Nazareno) e Nicodemo (l’ Anziano che nella Sinagoga «difendeva» Gesù e lo seguì fino alla crocifissione).

Infine, il gruppo delle Pie Donne che seguirono Gesù al Calvario e furono di conforto a Maria Madre: la Maddalena, la Veronica, Maria di Cleofa ed altre.

Chiude il mesto corteo, proprio dietro le Pie Donne, un «possente» coro femminile che canta gli inni che descrivono il dolore e lo strazio della Addolorata Madre del Cristo.

Avevamo detto innanzi che la Confraternita organizza anche un’ altra processione: essa si snoda per le stesse strade della parrocchia nella notte tra il Giovedì ed il Venerdì Santo e, con gli stessi simboli, reca in Pillegrinaggio la statua dell’Addolorata alla quale fa da corona il commovente coro del «Miserere», composto da giovani della zona che, seguendo una viva tradizione paterna, SI preparano con cura e passione per questa sacra manifestazione.

Entrambe le processioni sono viva e palpitante testimonianza della fede e della devozione di un popolo che attende queste giornate con ansia e con cura, realizzandole con serietà in un’ atmosfera di silenziosa riflessione che ispira commozione ed infonde profondo e devoto rispetto.

Tratto – per gentile concessione ed autorizzazione dell’autore – da “Le Processioni della Settimana Santa in Penisola Sorrentina” di Nino Cuomo con illustrazioni di Bruno Balsamo.

Il libro – ormai introvabile – è stato pubblicato nel mese di marzo del 1986 per conto dell’ Associazione Studi Storci Sorrentini dalla Società Editrice Napoletana presso “La Buona Stampa S.p.a” di Ercolano.

[Photo Credits]

 

 

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